Cyberbullismo e bullismo: definizione e differenze

Cyberbullismo e bullismo: definizione e differenze

Cyberbullismo e bullismo: due fenomeni con lo stesso intento ma dinamiche differenti

Negli ultimi anni con l’evoluzione dei nuovi strumenti di comunicazione che internet mette a disposizione stiamo assistendo a un’inevitabile evoluzione di dinamiche sociali già presenti nelle precedenti generazioni. Il problema non è internet, che anzi andrebbe considerato come una straordinaria opportunità di crescita e condivisione, ma le conseguenze dell’utilizzo di tali strumenti che, non di rado, sfociano in un vero e proprio attacco alla dignità umana nei confronti di ogni genere di individuo, con conseguenze in grado di destabilizzare anche persone ben strutturate.

Cyberbullismo: definizione

Con il termine Cyberbullismo ci riferiamo a un insieme di azioni aggressive e intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti elettronici (ad esempio chat, sms, email, social network), da una persona singola o da un gruppo, allo scopo di danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi (Patchin, Hinduja, 2006, Smith, 2007, Willard, 2007).

Differenze tra Bullismo e Cyberbullismo

Il cyberbullismo rappresenta quindi un utilizzo improprio delle nuove tecnologie, al fine di ledere o talvolta distruggere la dignità, l’autostima e il benessere dell’altro. Pur condividendo lo stesso obiettivo di base, il cyberbullismo si distingue dal bullismo tradizionale per diverse ragioni, prima tra tutte l’identità dei soggetti.

Mentre la parte del bullo è solitamente presa in prestito da persone che in qualche modo riescono a imporsi sull’altro nella vita reale, il cyberbullo spesso è una persona con caratteristiche opposte: passiva, apparentemente tranquilla. Questo perché l’anonimato delle comunicazioni digitali consente a chiunque di agire come un cyberbullo. In questo modo il numero di cyberbulli cresce rispetto a quanto avveniva nel bullismo tradizionale, ampliandosi fino a includere persone che non si sognerebbero minimamente di sostenere il confronto sociale nella vita reale. Anzi, in alcuni casi le stesse vittime di bullismo possono passare dal rivestire il ruolo di vittima a quello di carnefice.

Lo stesso vale per l’ampiezza del gruppo, che può coinvolgere un numero maggiore di persone. L’anonimato può facilitare l’alleanza con il cyberbullo per gli stessi motivi visti in precedenza. Nel caso del bullismo, anche partecipare alle azioni denigratorie implica una certa dose di “coraggio” nel mettersi in mostra e confrontarsi socialmente con gli altri, come specificato nelle linee guida del Miur.

Per quanto riguarda l’identità dei soggetti, mentre nel bullismo questi ultimi erano solitamente compagni di classe o di scuola conosciuti dalla vittima, i cyberbulli possono avere una conoscenza minima o nulla. Inoltre, mentre nel primo caso la vittima è in grado di identificare i suoi aggressori, nelle comunicazioni virtuali spesso i cyberbulli si nascondono dietro l’anonimato.

La percezione di invisibilità garantita dalle nuove tecnologie può spingerlo a commettere atti che difficilmente attuerebbe nella vita reale, non solo per evitare il rischio di prendersene le responsabilità, ma anche perché il cyberbullismo consente di superare barriere geografiche, normative e aspetti pratici che limitano, ad esempio, gli atti di bullismo a scuola.

Un’altra differenza tra bullismo e cyberbullismo riguarda l’assunzione di responsabilità. Mentre nel primo caso il bullo tende a sottrarsi alla responsabilità tentando di ribaltare le proprie azioni dal piano aggressivo a quello scherzoso, nel cyberbullismo assistiamo a una sorta di sdoppiamento della personalità dell’aggressore in cui le conseguenze delle proprie azioni vengono attribuite al profilo utente creato e non direttamente all’individuo.

Se nel caso del bullismo, le cui azioni solitamente si concentrano nell’ambiente scolastico, la vittima poteva rientrare a casa e ritrovare finalmente uno spazio sicuro e rassicurante, la vittima di cyberbullismo vive un costante rischio di essere attaccata attraverso vari mezzi che la coinvolgono anche non uscendo di casa. Il cyberbullismo non conosce barriere geografiche né temporali e rappresenta un costante rischio di aggressione che può avvenire 24 ore su 24.

Infine, mentre il bullismo può causare segni facilmente visibili da genitori e familiari (come lividi, segni di sigaretta spenti sul corpo, ecc), il cyberbullismo lascia tracce meno facili da individuare ma spesso indelebili.

Le differenze tra bullismo e cyberbullismo mettono in luce una serie di dinamiche che si sommano alle aggressioni “tradizionali” con effetti che, come è facile intuire, rischiano di causare una sofferenza inimmaginabile sulla vittima. Le conseguenze possono spaziare da un improvviso senso di insicurezza, impotenza e calo dell’autostima, fino ad arrivare all’abbandono scolastico, all’isolamento sociale, a scatenare disturbi d’ansia o dell’umore, tendenze autolesive e, nei casi più disperati, il suicidio.

L’invito è quello di non sottovalutare il minimo sospetto ma di agire da subito, cercando un punto di contatto con gli insegnanti e soprattutto con tuo figlio. Se lo desideri puoi rivolgerti a uno psicologo per prevenire conseguenze negative e offrirgli un supporto che, solitamente, la maggior parte dei ragazzi si vergogna a richiedere autonomamente.

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