Adhd: test, sintomi, cause e cura

Adhd: test, sintomi, cause e cura

La sigla Adhd si riferisce al Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Si tratta di un disturbo evolutivo, ovvero che compare in età infantile, caratterizzato da sintomi quali la disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività o impulsività che possono compromettere fortemente il funzionamento di bambini e ragazzi. Tali compromissioni influenzano innanzitutto la sfera privata del giovane, ma tendono a influenzare negativamente anche il rapporto con i genitori, gli amici e gli insegnanti.

Diagnosi Adhd: test

Secondo il DSM V per elaborare una diagnosi di Adhd occorre verificare la presenza di specifici sintomi attraverso test come la Bia, questionari e scale di valutazione che indagano non solo la qualità dei sintomi, ma anche la loro intensità.

Ad oggi non esiste un test unico per diagnosticare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività e la sua valutazione richiede l’utilizzo di vari strumenti. Questo perché i bambini con diagnosi di ADHD possono avere un profilo neuropsicologico molto diversificato che richiede un’attenta valutazione al fine di pianificare un intervento ad hoc.

Inoltre la somministrazione di test per la diagnosi di Adhd richiede anche il coinvolgimento di altre figure che ruotano attorno al bambino, come i genitori e gli insegnanti. Come vedremo questa linea guida serve a verificare se le problematiche del bambino siano riscontrate solo in uno o in più contesti. Per elaborare una diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, infatti, è fondamentale che i deficit del ragazzo compaiano in diversi contesti di vita.

Sintomi Adhd e criteri diagnostici del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività

Il manuale diagnostico Dsm V propone i criteri diagnostici che comprendono specifici sintomi tipici dell’Adhd, di seguito riportati:

  1. Presenza persistente per almeno 6 mesi di 6 o più sintomi al punto 1 o 2 o in entrambi.
  2. Disattenzione
  3. Iperattività – Impulsività
  4. Alcuni dei sintomi di iperattività-impulsività o di disattenzione che causano compromissione erano presenti prima dei 12 anni di età.
  5. I sintomi causano una menomazione in due o più contesti (ad esempio, a scuola – o al lavoro- e a casa).
  6. I sintomi interferiscono con il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo, o ne riducono la qualità in maniera significativa.
  7. I sintomi non si manifestano esclusivamente durante il decorso di schizofrenia o di un altro disturbo psicotico, e non risultano meglio attribuibili a un altro disturbo mentale (ad esempio, disturbo dell’umore, disturbo d’ansia, disturbo dissociativo o disturbo di personalità) né a intossicazione da sostanze.

Dunque i bambini con diagnosi di Adhd possono manifestare sintomi molto diversi tra loro.

Possono esserci casi in cui la sintomatologia prevale nella sfera cognitiva, ad esempio nel caso in cui il ragazzo fatica a mantenere l’attenzione, oppure nella sfera comportamentale, con azioni ripetute quali tamburellare con le dita, non riuscire a restare seduto a casa o a scuola o ancora con deficit legati all’impulsività, che lo portano ad agire senza riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni. Proprio considerata l’ampiezza delle manifestazioni cognitive e comportamentali associate all’Adhd, in un precedente post ho elaborato una rassegna dei principali sintomi legati all’iperattività, disattenzione e impulsività.

La qualità e l’intensità dei sintomi emersa al termine della valutazione permette allo psicologo clinico di individuare il sottotipo di disturbo. In alcuni casi il ragazzo può manifestare sintomi misti di disattenzione e iperattività, come accade nel cosiddetto Tipo Combinato, oppure prevalere la disattenzione, o ancora può avere una manifestazione con iperattività-impulsività predominanti.

Un’attenta valutazione diagnostica consente di individuare la possibile presenza di un Dsa, ovvero di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, che in alcuni casi può riflettere problematiche comuni come la bassa autostima o la difficoltà nel concentrarsi e fare i compiti.

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Adhd: cause e cura

Le cause dell’Adhd riflettono caratteristiche neurobiologiche che interagiscono con quelle ambientali.

La trasmissione intergenerazionale del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività suggerisce la presenza di una componente genetica alla base del disturbo, come riscontrato nel caso di genitori Adhd e figli con la stessa condizione clinica.

Tuttavia l’ambiente esercita un ruolo importante nella manifestazione del disturbo, pertanto anche l’eventuale presenza di conflitti familiari o di problematiche nelle abilità genitoriali possono aumentare il rischio di sviluppare pienamente i sintomi associati al disturbo.

Quello che vorrei sottolineare e che dovrebbe rappresentare un importante spunto di osservazione per genitori e insegnanti di ragazzi con Adhd è che i sintomi tipici non si limitano a quelli chiaramente esposti nei criteri dei manuali diagnostici.

L’Adhd è quasi sempre associato ai cosiddetti sintomi secondari, ovvero manifestazioni che dipendono dai sintomi principali del disturbo e possono arrivare a compromettere il funzionamento del ragazzo in maniera più significativa di quanto non avvenga per gli effetti del disturbo in sé.

Ad esempio un ragazzo con problemi scolastici causati dalla disattenzione tipica dell’Adhd può arrivare a sviluppare disturbi secondari come la fobia scolastica o la depressione, oltre a bassa autostima, scarsa motivazione e sfiducia nel futuro, senza dimenticare il rischio di isolamento sociale cui molti ragazzi con Adhd vanno incontro.

L’Adhd si cura?

Molti genitori arrivano dallo psicologo chiedendo se l’Adhd si cura. Innanzitutto occorre precisare che ogni persona è unica e può seguire un percorso individuale che può portarla a compensare e a trovare un giusto equilibrio personale, o al contrario a intensificare la sintomatologia fino a sviluppare disturbi secondari anche più gravi. In ogni caso è bene non trascurare eventuali segnali percepiti in famiglia o riportati dal personale scolastico e prestare attenzione ai bambini anche nei loro primissimi anni di vita.

Come abbiamo visto la valutazione dell’Adhd richiede tempistiche non propriamente brevi, pertanto in caso di dubbio è consigliabile richiedere una consulenza appena si riscontrano i segnali tipici. Nel caso in cui dalla valutazione diagnostica emergesse la presenza di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, in questo modo è possibile agire tempestivamente arginandone gli effetti.

La diagnosi di Adhd permette inoltre di agire a livello scolastico e di contenere le difficoltà didattiche del bambino attraverso l’inquadramento nella categoria Bes che sottende i Bisogni Educativi Speciali e l’attivazione del PDP, ovvero il Piano Didattico Personalizzato. Tutti strumenti particolarmente utili per venire incontro alle esigenze di ragazzi con Adhd.

Il trattamento dell’Adhd prevede un intervento multimodale che spesso include il trattamento farmacologico e psicoterapico.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico dell’Adhd, spesso il neuropsichiatra somministra psicostimolanti come il metilfenidato (Ritalin) o le anfetamine (Adderal), che hanno lo scopo di favorire il mantenimento dei livelli di attenzione, impulsività e iperattività.

Lo psicoterapeuta, invece, agisce a livello psicologico e relazionale. Quest’ultimo pianifica interventi mirati attraverso le prime consulenze con i genitori e la successiva valutazione del ragazzo, in grado di migliorare gli effetti dei sintomi dell’Adhd. Lo psicoterapeuta agisce favorendo l’utilizzo di strategie più funzionali a livello cognitivo, comportamentale ed emotivo attraverso interventi di parent training, rivolti ai genitori, e teacher training, rivolti agli insegnanti.

Il bambino può intraprendere un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale che gli permetta di migliorare le proprie abilità di problem solving e di pianificazione delle azioni quotidiane, partendo dalle più semplici come preparare lo zaino di scuola, fino all’acquisizione di migliori abilità relazionali.

La psicoterapia riveste un ruolo cruciale nel trattamento dell’Adhd in quanto permette al bambino/ragazzo di contenere le emozioni negative legate al disturbo, a comprendere i propri errori e a risolverli senza intaccare la propria autostima.

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